PROIEZIONE DEL FILM: Il ragionevole dubbio - Sala Bianca - Fsbshow 11-12 marzo 2017
2017 12 marzo

PROIEZIONE DEL FILM: Il ragionevole dubbio - Sala Bianca

SALA BIANCA - DOMENICA DALLE ORE 14.10 ALLE ORE 16.00

BIOGRAFIA DI UN FILM NATO DOPO ESSER STATO CONCEPITO PER 4 ANNI

“Quando diventi mamma, non ti rendi conto di esserti appena iscritta a tutte le facoltà del mondo. Ne devi sapere di tutto e devi filtrarlo con l’esperienza del cucciolo che stai crescendo che puntualmente metterà alla prova te genitore e l’ordine costituito. Questo con la stanchezza di chi ha affrontato il parto e poi stremata dalle poppate, dalle mastiti. Ma quello che nasce con il bambino è un potentissimo desiderio di proteggerlo. Di proteggerne la salute. Di proteggerne il sorriso. Ho avuto la fortuna di essere stata avvisata circa la pratica vaccinale e ho letto libri, frequentato convegni, ascoltato esperienze che ti toglievano il respiro. Ho maturato un debito di riconoscenza per quelle famiglie che si sono aperte a noi, che hanno condiviso la loro esperienza. Perché a vaccinare o a non vaccinare come tutto nella vita del bambino, bisogna essere in due. Madre e padre. C’è chi è più sordo alla letteratura. Ma l’esperienza diretta arriva al cuore di tutti. Ho fatto un percorso consistente, non essendo medico o scienziata, e ho pensato di condividerlo a modo mio, essendo regista. In 124 minuti ci sono dubbi e poi decisioni prese nell’arco di 4 anni. Penso che abbia un valore. Un “Gedankengang”- un ragionamento condivisibile o quanto meno meritevole di ascolto.”

“Il Ragionevole Dubbio”- esce in un momento di grande fermento. Neanche ad averlo fatto apposta. Il cittadino è ormai bombardato su tutti i media circa la necessità impellente di riacquistare la soglia di vaccinazioni del 95%, che ci dovrebbe porre al riparo dalle epidemie.

Una volta ho visto un breve video provocatorio dove si sarebbe voluto vedere la reale efficacia delle vaccinazioni invitando i fervidi sostenitori di questa pratica a vivere in condizioni di salute e igiene inesistenti. 

Quando si vedono i grafici del calo della patologia di cui si caldeggia la presunta protezione data dalla vaccinazione, vengono solitamente considerati dalla data di pratica di una vaccinazione di massa, tronfi d’orgoglio nel vedere l’andamento della diffusione della patologia tendente verso la decrescita. Ebbene, preso il grafico nella sua interezza, cioè dal raccoglimento dati precedente alla introduzione della vaccinazione, si vede che la curva aveva lo stesso un andamento di decrescita.

A volte mi pare amaramente di sentire la barzelletta dell’orso. “A Milano un tipo si vanta di essere uno scaccia-orsi. “Ma non ci sono orsi a Milano!”- si sente alzarsi la voce di un cittadino che pensa di dover restituire un po’ di verità alla materia.

“Hai visto come ho fatto bene il mio lavoro?” replica lo scaccia-orsi.

Ma in realtà, non sono gli andamenti dei grafici i veri problemi. Lo so, è sconvolgente! In realtà si parla di genitori e di figli e di nonni e di militari e di ragazze nel pieno della loro giovinezza. Si parla di migliaia di loro. Vite provate dal per me irragionevole desiderio di guardare grafici e occultare dati. 

Dopo 4 anni di letture, interviste, frequentazioni di convegni ho capito che la scienza e la coscienza sono dall’altra parte- dove non si demonizza, ma si cerca di riportare ad un discorso logico e di ascolto la pratica medica. Trovo offensivo quanto divulgato, che ha fatto passare i medici contro la pratica di vaccinazione di massa come degli incompetenti che devono tornare a studiare, come se non avessero capito bene la lezione. Si tratta di medici che, oltre a fare pratica di ambulatorio, studiano ore GIORNALMENTE rubando ore al sonno. Si tratta di medici che ascoltano i pazienti, facendone di loro, delle loro storie, i loro interessi e non i premi che vengono dispensati quando si raggiunge un quorum ampio di oggetti vaccinati. Loro vedono i SOGGETTI e vanno contro l’ordine costituito, per me, cieco alle esigenze del cittadino. E questi dovrebbero tornare a scuola?  A imparare cosa? “Marketing” e “come imparare a gestire le proprie finanze”? Ovviamente, è una provocazione. Ma in questo mondo se non sei provocatorio non vieni ascoltato. Se parli col cuore alla gente, con le lacrime agli occhi perché ti lasci permeare dal loro dolore senza voler fare sensazionalismi da quattro soldi, non sei credibile.

Ci sono scienziati allarmati a livello internazionale per il punto di non ritorno a cui stiamo facendo volgere il pianeta. Con questa logica globalizzata e capitalistica, dove non esiste la resilienza, la compassione in senso di cum patio (patire con), ognuno prende ciò che può quando può, mandando allo sfacelo il pianeta e decretando la fine per la nostra specie. Gaia continuerà a vivere. Solo non ci saranno le condizioni per la razza umana per farlo. A meno che noi non riscopriamo la nostra vera forza. Quello di essere esseri unici, indipendenti e forti di gente e di lacrime e di gioia e decidiamo di agire ogni giorno, di diventare esseri attivi nella nostra vita che scendono in campo e non si limitano a insultare dagli spalti l’operato di chi fa. Un invito alla ripresa della propria vita e il potere di cambiarla in meglio.

Dove vederlo? Ho fatto dei DVD per poter sostenere il mio operato, ma sono apertissima a darlo nelle sale- il 6 dicembre c’è stata la “Prima” del documentario. 400 persone, la sala piena di anime. E’ stato un miracolo. Se volete averlo nella vostra città, organizzate un incontro!!! Se volete il DVD potete contattare amiclavez@yahoo.it.

Un abbraccio a tutti di cuore e che possiate vivere la vostra vita nella gioia.

BIOGRAFIA della versione umana di AMBRA FEDRIGO

Mi hanno insegnato come scrivere un curriculum vitae. In America, a Seattle, durante il mio percorso di studi. C’è una classe apposita per imparare a gestire la propria vita e comunicarla in modo commerciale per poter rendere fruibili al futuro datore di lavoro le proprie competenze. Enfatizzate smodatamente. La vita scandita anno per anno con le conoscenze e le competenze acquisite. Educazione, lavori, “skills- competenze. Enfatizzare ogni traguardo, ogni medaglia. Ma poi pensi… cosa mi ha realmente forgiata? Cosa mi ha resa la donna-bambina-regista-mamma-moglie-cittadina del mondo? A volte sono stati di più gli apparenti insuccessi.

Nasco in Italia da mamma viennese, padre goriziano ma con origini che profumano di vela. E l’acqua ha sempre costituito per me l’essenza, la vita. Il movimento. L’evoluzione. Da quando ero piccola ho avuto delle immagini circa la mia “missione” su questa Terra: pensavo di dover trovare il linguaggio universale- quello che parli e chiunque, di qualsiasi etnia e proveniente da ogni porzione del mondo avrebbe dovuto capirla all’instante. Pensavo di dover proiettare un getto di luce nell’universo e diffondere un messaggio di Pace. E non sembra quindi neanche ironico che sia approdata al mestiere di regista, dove le immagini vengono proiettate per definizione. Ma sono i contenuti che mi sono giunti da momenti- verità. Uno di questi era quando ero attorniata da stranieri, io stessa forestiera in quel di Nizza, in Francia, per una vacanza studio stipendiata da mia nonna. C’erano ungheresi, sud americani, svedesi, un italiano, tedeschi, americani… e mi trovavo a ruotare e parlare con uno il tedesco, con l’altro l’inglese, con l’altro ancora in francese appena imparato, quindi l’italiano…. e ad un tratto, per pochi secondi, mi è sembrato di essere giunta ad un meta-livello dove non sapevo più neanche che lingua stessi parlando, ma mi pareva solo di trasferire messaggi, indipendentemente dall’idioma proferito. E’ stato un momento-verità magico. La comunicazione pura è possibile. Spesso ci perdiamo anche solo nel suono della lingua, tanto per sentirci parlare, come se le parole avessero un profumo inebriante che da solo acquisisce importanza. Fatale è quando, come i soldi, il mezzo diventa il fine. E allora i contenuti vengono persi di vista. Dopo due anni e mezzo di America, dove ho conseguito un diploma con onori dai livelli master di una scuola di inglese (nella West Coast dove mi trovavo era ‘abitata’ da studenti per lo più giapponesi o cinesi o coreani. Va da sé che avessi vita facile con l’inglese ed eccellere non mi è sembrata sta gran meraviglia- considerando anche che ero tra i pochi a parlare costantemente in classe, visto che sembra che per un asiatico fare una domanda al proprio insegnante fosse quasi un insulto per il suo modo di insegnare!) poi due Associates of Applied Arts in Multimedia & Web Design e Produzioni Video, entrambi conseguiti con onori. Vinto Best Portfolio in Show… Ma quello che veramente mi ha dato l’America è il sentore di potercela fare. La fortuna di una zia a cui devo la mia professione che mi ha finanziato tutto. Lavorare sodo con la gioia di imparare ogni giorno qualcosa di nuovo- perfino il giapponese da un insegnante Portoricano che insegnava anche Capoeira! Delle 5 ore al giorno che trascorrevo per imparare a scrivere in Hiragana e Katakana e poter leggere e sciolinare qualche parola, mi è rimasta la terza forma di cortesia per dire ad un estraneo di quanto io sia felice che i miei occhi incontrino per la prima volta i suoi e che mi chiamo Ambra! Ma ho imparato altresì che si può imparare proprio tutto. Basta volerlo. Mantenere quella conoscenza è questione di esercizio.

Ho avuto delle fortune precedenti. Un esame di ammissione in medicina non passato. Per aver frequentato il liceo linguistico, dove la chimica la impari un anno, la biologia quello successivo e scienze in quinta, con una matematica che adoravo ma assolutamente in secondo piano rispetto alle altre materie umanistiche e avendo  fatto la stagione subito dopo diplomata con 56/60 lavorando 10-12 ore al giorno, mi è sembrato fin un miracolo arrivare a metà classifica della graduatoria, competendo con studenti provenienti per lo più da licei scientifici. E poi ho pensato ad una benedizione. Non ero in alcun modo pronta. Pensavo di essere onnipotente: voti alti, mi riusciva facile pressoché tutto. Se avessi fatto medicina probabilmente mi sarei sentita forte delle informazioni dei testi e a suon di sbagli pagato con le vite degli altri avrei dovuto capire che un sapere va applicato e filtrato dall’esperienza. Non so se avrei avuto la forza di guardarmi allo specchio con tutti quegli spettri alle mie spalle. E così ho cominciato Giurisprudenza. Da qui ho capito che per cambiare qualsiasi cosa in un paese dove vige la Civil Law, sarebbero dovuti intervenire talmente tanti santi che tanto valeva studiare teologia.

Tornata dall’America sono partita alla volta della Repubblica della Georgia. Una meraviglia. L’autostrada dall’aeroporto era costeggiata da immensi cartelloni pubblicitari con le ultime novità in termini di telefonia e poi ci attraversava la strada un uomo con la sua vacca. Un capitalismo subentrato in maniera schizofrenica. Quando una donna entrava in una stanza, veniva accolta da sguardi di complicità dalle altre compagne e non veniva squadrata come invece si fa di solito nel nostro paese. La padrona di casa che ci serviva e mangiava in cucina e l’uomo che fa da padrone e pensa di portarla su di un palmo di mano. Ho imparato la disparità di quanto una persona percepisca come una lusinga e per un altro sia invece accolta come un insulto. E’ una mera questione di prospettive, di punti di vista, di esperienze. E ora da madre capisco che quanto letto e studiato più che mai debba essere calato nella sfera esperenziale- altrimenti è meglio cimentarsi nella scrittura che nel crescere una creatura. La vita è sorprendente e ho imparato a lasciarmi sorprendere. Un augurio di verità a tutti.